Associazione Istruzione Unita Scuola Sindacato Autonomo



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giovedì 11 novembre 2010

Atto costitutivo delle associazioni e delle fondazioni

CAPO II Delle associazioni e delle fondazioni
Art. 14 Atto costitutivo
Le associazioni e le fondazioni devono essere costituite con atto pubblico (1350, 2643).
La fondazione può essere disposta anche con testamento (600).
Art. 15 Revoca dell'atto costitutivo della fondazione
L'atto di fondazione può essere revocato dal fondatore fino a quando non sia intervenuto il
riconoscimento, ovvero il fondatore non abbia fatto iniziare l'attività dell'opera da lui disposta.
La facoltà di revoca non si trasmette agli eredi.
Art. 16 Atto costitutivo e statuto. Modificazioni
L'atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell'ente, l'indicazione
dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull'ordinamento e sulla amministrazione.
Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli
associati e le condizioni della loro ammissione; e, quando trattasi di fondazioni, i criteri
e le modalità di erogazione delle rendite.
L'atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione
dell'ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla
loro trasformazione (28).
Le modificazioni dell'atto costitutivo e dello statuto devono essere approvate dall'autorità
governativa nelle forme indicate nell'art. 12 (att. 4).
Art. 17 Acquisto di immobili e accettazione di donazioni, eredità e legati
La persona giuridica non può acquistare beni immobili, né accettare donazioni o eredita,
né conseguire legati senza l'autorizzazione governativa (473, 782; att. 5-7).
Senza questa autorizzazione, l'acquisto e l'accettazione non hanno effetto.
Art. 18 Responsabilità degli amministratori
Gli amministratori sono responsabili verso l'ente secondo le norme del mandato (1710
e seguenti). E' però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non
abbia partecipato all'atto che ha causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a
cognizione che l'atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del
proprio dissenso (2392). Visionare Commenti
Art. 19 Limitazioni del potere di rappresentanza
Le limitazioni del potere di rappresentanza, che non risultano dal registro indicato
nell'art. 33, non possono essere opposte ai terzi, salvo che si provi che essi ne
erano a conoscenza (1353, 2298, 2384).
Art. 20 Convocazione dell'assemblea delle associazioni
L'assemblea delle associazioni deve essere convocata dagli amministratori una
volta l'anno per l'approvazione del bilancio.
L'assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità
o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati.
In quest'ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione
può essere ordinata dal Presidente del tribunale (att. 8).
Art. 21 Deliberazioni dell'assemblea
Le deliberazioni dell'assemblea sono prese a maggioranza di voti e con la presenza
di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è
valida qualunque sia il numero degli intervenuti.
Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la
loro responsabilità gli amministratori non hanno voto.
Per modificare l'atto costitutivo o lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto,
occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole
della maggioranza dei presenti.
Per deliberare lo scioglimento dell'associazione e la devoluzione del patrimonio
occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati (11).
Art. 22 Azioni di responsabilità contro gli amministratori
Le azioni di responsabilità contro gli amministratori delle associazioni per fatti
da loro compiuti sono deliberate dall'assemblea e sono esercitate dai nuovi
amministratori o dai liquidatori (2941).
Art. 23 Annullamento e sospensione delle deliberazioni
Le deliberazioni dell'assemblea contrarie alla legge, all'atto costitutivo o allo
statuto possono essere annullate su istanza degli organi dell'ente, di qualunque
associato o del pubblico ministero.
L'annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi
di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione
medesima (1445, 2377).
Il Presidente del tribunale o il giudice istruttore, sentiti gli amministratori
dell'associazione, può sospendere, su istanza di colui che l'ha proposto
l'impugnazione, l'esecuzione della deliberazione impugnata, quando
sussistono gravi motivi.
Il decreto di sospensione deve essere motivato ed è notificato agli
amministratori (att. 10).
L'esecuzione delle deliberazioni contrarie all'ordine pubblico o al
buon costume può essere sospesa anche dall'autorità governativa (att. 9).
Art. 24 Recesso ed esclusione degli associati
La qualità di associato non è trasmissibile, salvo che la trasmissione
sia consentita dall'atto costitutivo o dallo statuto.
L'associato può sempre recedere dall'associazione se non ha assunto
l'obbligo di farne parte per un tempo determinato.
La dichiarazione di recesso deve essere comunicata per iscritto agli
amministratori e ha effetto con lo scadere dell'anno in corso, purché
sia fatta almeno tre mesi prima.
L'esclusione d'un associato non può essere deliberata dall'assemblea che
per gravi motivi; l'associato può ricorrere all'autorità giudiziaria entro
sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione.
Gli associati, che abbiano receduto o siano stati esclusi o che comunque
abbiano cessato di appartenere all'associazione, non possono ripetere
i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell'associazione.
Art. 25 Controllo sull'amministrazione delle fondazioni
L'autorità governativa esercita il controllo e la vigilanza sull'amministrazione delle fondazioni;
provvede alla nomina e alla sostituzione degli amministratori o dei rappresentanti, quando le
disposizioni contenute nell'atto di fondazione non possono attuarsi; annulla, sentiti gli
amministratori, con provvedimento definitivo, le deliberazioni contrarie a norme imperative,
all'atto di fondazione, all'ordine pubblico o al buon costume; può sciogliere l'amministrazione e
nominare un commissario straordinario, qualora gli amministratori non agiscano in conformità
dello statuto e dello scopo della fondazione o della legge.
L'annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in
base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima (1445, 2377).
Le azioni contro gli amministratori per fatti riguardanti la loro responsabilità devono essere
autorizzate dall'autorità governativa e sono esercitate Grassettodal commissario straordinario, dai
liquidatori o dai nuovi amministratori.
Art. 26 Coordinamento di attività e unificazione di amministrazione
L'autorità governativa può disporre il coordinamento della attività di più fondazioni ovvero
l'unificazione della loro amministrazione, rispettando, per quanto è possibile, la volontà del
fondatore.
Art. 27 Estinzione della persona giuridica
Oltre che per le cause previste nell'atto costitutivo e nello statuto, la persona giuridica si
estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile.
Le associazioni si estinguono inoltre quando tutti gli associati sono venuti a mancare.
L'estinzione è dichiarata dall'autorità governativa, su istanza di qualunque interessato
o anche d'ufficio (att. 10).
Art. 28 Trasformazione delle fondazioni
Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio e
divenuto insufficiente, l'autorità governativa, anziché dichiarare estinta la
fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno
possibile dalla volontà del fondatore.
La trasformazione non e ammessa quando i fatti che vi darebbero luogo sono
considerati nell'atto di fondazione come causa di estinzione della
persona giuridica e di devoluzione dei beni a terze persone.
Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell'art. 26 non si applicano
alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate (att. 10).
Art. 29 Divieto di nuove operazioni
Gli amministratori non possono compiere nuove operazioni, appena è stato loro
comunicato il provvedimento che dichiara l'estinzione della persona giuridica
o il provvedimento con cui l'autorità, a norma di legge, ha ordinato
lo scioglimento dell'associazione, o appena è stata adottata dall'assemblea
la deliberazione di scioglimento dell'associazione medesima.
Qualora trasgrediscano a questo divieto, assumono responsabilità
personale e solidale (1292).
Art. 30 Liquidazione
Dichiarata l'estinzione della persona giuridica o disposto lo scioglimento
dell'associazione, si procede alla liquidazione del patrimonio secondo
le norme di attuazione del codice (att. 11-21).
Art. 31 Devoluzione dei beni
I beni della persona giuridica, che restano dopo esaurita la liquidazione,
sono devoluti in conformità dell'atto costitutivo o dello statuto.
Qualora questi non dispongano, se trattasi di fondazione, provvede
l'autorità governativa, attribuendo i beni ad altri enti che hanno
fini analoghi, se trattasi di associazione, si osservano le deliberazioni
dell'assemblea che ha stabilito lo scioglimento e, quando anche queste
mancano, provvede nello stesso modo l'autorità governativa.
I creditori che durante la liquidazione non hanno fatto valere il loro
credito possono chiedere il pagamento a coloro ai quali i beni sono
stati devoluti, entro l'anno della chiusura della liquidazione,
in proporzione e nei limiti di ciò che hanno ricevuto (2964 e seguenti).
Art. 32 Devoluzione dei beni con destinazione particolare
Nel caso di trasformazione o di scioglimento di un ente, al quale sono
stati donati o lasciati beni con destinazione a scopo diverso da quello
proprio dell'ente, l'autorità governativa devolve tali beni,
con lo stesso onere, ad altre persone giuridiche, che hanno fini analoghi.
Art. 33 Registrazione delle persone giuridiche
In ogni provincia e istituito un pubblico registro delle persone giuridiche
(att. 22 e seguenti). Nel registro devono indicarsi la data dell'atto costitutivo,
quella del decreto di riconoscimento, la denominazione, lo scopo,
il patrimonio, la durata, qualora sia stata determinata, la sede
della persona giuridica e il cognome e il nome degli amministratori
con la menzione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza.
La registrazione può essere disposta anche d'ufficio.
Gli amministratori di un'associazione o di una fondazione non registrata,
benché riconosciuta, rispondono personalmente e solidalmente,
insieme con la persona giuridica, delle obbligazioni assunte (1292).
Art. 34 Registrazione di atti
Nel registro devono iscriversi anche le modificazioni dell'atto costitutivo
e dello statuto, dopo che sono state approvate dall'autorità governativa,
il trasferimento della sede e l'istituzione di sedi secondarie,
la sostituzione degli amministratori con indicazione di quelli ai quali spetta
la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento, i provvedimenti che
ordinano lo scioglimento o dichiarano l'estinzione, il cognome e il nome
dei liquidatori.
Se l'iscrizione non ha avuto luogo, i fatti indicati non possono essere
opposti ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza.
Art. 35 Disposizione penale
Gli amministratori e i liquidatori che non richiedono le iscrizioni prescritte
dagli artt. 33 e 34, nel termine e secondo le modalità stabiliti dalle norme
di attuazione del codice (att. 25 e seguenti) sono puniti con l'ammenda
da L. 20.000 a L. 1.000.000.
CAPO III Delle associazioni non riconosciute e dei comitati
Art. 36 Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute

L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone
giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati.
Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi
accordi, e conferita la presidenza o la direzione (Cod. Proc. Civ. 75, 78).
Art. 37 Fondo comune
I contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo
comune dell'associazione. Finche questa dura, i singoli associati non possono chiedere la
divisione del fondo comune, né pretendere la quota in caso di recesso.
Art. 38 Obbligazioni
Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far
valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche
personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione
(Cod. Proc. Civ. 19).
Art. 39 Comitati
I comitati di soccorso o di beneficienza e i comitati promotori di opere pubbliche, monumenti,
esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili sono regolati dalle disposizioni seguenti, salvo
quanto e stabilito nelle leggi speciali.
Art. 40 Responsabilità degli organizzatori
Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili
personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo
annunziato.
Art. 41 Responsabilità dei componenti. Rappresentanza in giudizio
Qualora il comitato non abbia ottenuto la personalità giuridica (12), i suoi componenti
rispondono personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte. I sottoscrittori sono tenuti
soltanto a effettuare le oblazioni promesse.
Il comitato può stare in giudizio nella persona del Presidente (Cod. Proc. Civ. 75).
Art. 42 Diversa destinazione dei fondi
Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia più attuabile, o,
raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l'autorità governativa stabilisce la devoluzione
dei beni, se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione.
TITOLO III DEL DOMICILIO E DELLA RESIDENZA
Art. 43 Domicilio e residenza
Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e
interessi (Cod. Proc. Civ. 139).
La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
Art. 44 Trasferimento della residenza e del domicilio
Il trasferimento della residenza non può essere opposto ai terzi di buona fede, se non è stato
denunciato nei modi prescritti dalla legge (att. 31).
Quando una persona ha nel medesimo luogo il domicilio e la residenza e trasferisce questa
altrove, di fronte ai terzi di buona fede si considera trasferito pure il domicilio, se non si è fatta
una diversa dichiarazione nell'atto in cui e stato denunciato il trasferimento della residenza.
Art. 45 Domicilio dei coniugi del minore e dell'interdetto
Ciascuno dei coniugi ha il proprio domicilio nel luogo in cui ha stabilito la sede principale dei
propri affari o interessi.
Il minore ha il domicilio nel luogo di residenza della famiglia o quello del tutore. Se i genitori
sono separati o il loro matrimonio è stato annullato o sciolto o ne sono cessati gli effetti civili o
comunque non hanno la stessa residenza, il minore ha il domicilio del genitore con il quale
convive.
L'interdetto ha il domicilio del tutore (343).
Art. 46 Sede delle persone giuridiche
Quando la legge fa dipendere determinati effetti dalla residenza o dal domicilio, per le persone
giuridiche si ha riguardo al luogo in cui e stabilita la loro sede (Cod. Proc. Civ. 141, 145).
Nei casi in cui la sede stabilita ai sensi dell'art. 16 o la sede risultante dal registro è diversa da
quella effettiva, i terzi possono considerare come sede della persona giuridica anche questa
ultima (33).
Art. 47 Elezione di domicilio
Si può eleggere domicilio speciale per determinati atti o affari.
Questa elezione deve farsi espressamente per iscritto (1350).

martedì 8 giugno 2010

USR Lombardia:Bando per la selezione di un docente cui affidare le funzioni di Coordinatore provinciale di Educazione Fisica e Sportiva

IUniScuoLa Lombardia: Ecco il bando Prot. MIURAOODRLO/R.U./8636-03/06/2010 del Mistero dell’ Istruzione, dell’Università e Ricerca-Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia -Direzione Generale
Via Ripamonti 85 – 20141 Milano tel. 025746271- fax 02 56814272

Bando per la selezione di un docente cui affidare le funzioni di Coordinatore provinciale di Educazione Fisica e Sportiva negli Ambiti Territoriali di Brescia, Milano, Sondrio, Monza, Varese

IL DIRETTORE GENERALE

VISTA la L. 88/1958 che disciplina l'organizzazione ed il coordinamento territoriale del servizio di educazione fisica e sportiva;
VISTO il D.lgs 297/1994 ed in particolare l’art. 307 che definisce l’organizzazione e il coordinamento periferico del servizio di educazione fisica;
RICHIAMATE le CC.MM 158/1998 e 106/1999 concernenti gli indirizzi generali per il conferimento dell’incarico di Coordinatore di Educazione Fisica e Sportiva nei Provveditorati agli Studi;
VISTA la Direttiva ministeriale Prot. 2626 del 27.9.2002 avente ad oggetto "Linee guida di organizzazione del servizio di educazione fisica e sportiva;
VISTA
la nota del MIUR – Direzione Generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione prot. 4273 del 4/08/2009 mediante la quale sono state trasmesse le Linee Guida per le attività di Educazione Fisica, Motoria e Sportiva in cui viene ridefinito il ruolo degli Uffici dell’Amministrazione scolastica e degli Uffici territoriali di educazione fisica,
VISTA la riorganizzazione dei servizi sul territorio definita dal regolamento del MIUR emanato dal Presidente della Repubblica in data 20/01/2009 e registrato alla Corte dei Conti in data 26/02/2009;
VISTO il Decreto n. 251 del 03/05/2010 di riorganizzazione dell’USR Lombardia, che prevede un coordinamento regionale delle attività motorie e sportive e la conseguente ricontestualizzazione nei propri ambiti territoriali del servizio per l’educazione fisica e sportiva;
RILEVATO che dal 01/09/2010 si rendono vacanti i ruoli di Coordinatore di Educazione Fisica e Sportiva dei seguenti ambiti Territoriali: Brescia, Milano, Monza, Varese e Sondrio;
CONSIDERATA l'opportunità di collegare funzionalmente le diverse e specifiche esigenze organizzative provinciali nella prospettiva dell’adozione di efficaci modelli organizzativi regionali per lo svolgimento delle iniziative e manifestazioni in tema di educazione fisica e sportiva;
RILEVATA per quanto sopra specificato, la necessità di attivare e garantire specifiche ed uniformi politiche sportive sul territorio regionale

I N D I C E
procedura selettiva per il conferimento, con effetto dall’a.s. 2010/2011, dell’incarico di Coordinatore provinciale di Educazione Fisica e Sportiva presso gli ambiti territoriali di Brescia, Milano, Monza, Sondrio e Varese
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mercoledì 5 maggio 2010

Bosco in Fiera aperto a tutti

Un vero e proprio bosco, con prati, alberi, cottage per accogliere gli amanti della natura nasce in Fiera nell’ambito di Xylexpo , la biennale internazionale delle tecnologie per il legno e le forniture per l’industria del mobile in programma dal 4 all’8 maggio 2010, e in concomitanza con la Technology Exhibition Week.

In un’area di 3.200 metri quadrati (all’interno del Padiglione 14) sarà allestito un bosco con oltre 500 alberi anche di grandi dimensioni, aperto gratuitamente al pubblico sabato 8 e domenica 9 maggio.

Sarà l’occasione per vedere Fiera Milano sotto una luce inconsueta e piacevole e riscoprire segreti e mestieri della lavorazione del legno, raccontati da falegnami e boscaioli.

Bosco in Fiera accoglierà inoltre il Biathlon del Boscaiolo, organizzato dall’Associazione Amici Boscaioli della Valtellina, dove si potrà assistere alla rapidissima sramatura con l’accetta e poi, alla realizzazione di sculture a colpi di motosega.

Ma al di là dell’evento, quello che resterà ai visitatori sarà sicuramente un messaggio di attenzione verso le nostre risorse boschive, una miniera di opportunità per costruire nel rispetto dell’ambiente.

mercoledì 21 aprile 2010

Scuola: tornano le scuole "speciali"

Ripreso da paternità oggi

"N.d.R. La scuola non è per tutti, sembrerebbe cosi da questo articolo. Una legge del '94 ha stabilito che gli alunni con handicap di varia natura hanno il diritto di frequentare le scuole "normali" affinchè gli alunni con difficoltà possano integrarsi e non essere ghettizzati. Per quanto questa legge sia all'avanguardia in Italia e nel mondo, non è supportata da fatti concreti. Gli insegnanti di sostegno mancano o se ci sono vengono sostituiti o spostati frequentemente. Molti genitori di bambini con difficoltà, stanno pensando seriamente di abbandonare la scuola pubblica "normale" e ritornare ad iscrivere i propri figli in scuole "speciali".
In questo articolo vengono trattate le motivazioni di questa giungla educativa"



Monica di Varese: «Ho provato per tre anni ma questa scuola non fa per noi. La mia bambina si è resa conto di non essere “normale” e ha perso l’autostima. Per questo, l’anno prossimo la manderò in una scuola speciale. Ho trovato una molto bella con tutti i tipi di supporto e personale qualificato; ma soprattutto ho visto bambini sorridenti, felici di essere lì. Ci credevo nell’integrazione e sono prontissima a ritornare sui miei passi se le cose cambieranno». Aggiunge Laura di Vicenza, mamma di un bambino autistico: «Durante la ricreazione Simone sta sempre da solo, mentre i compagni giocano per conto loro senza coinvolgerlo: è questa l’integrazione? L’anno scorso mio figlio ha cambiato due insegnanti di sostegno. E dire che stava facendo progressi. Ogni docente che se ne va è un passo indietro. Se ne trovassi una, lo manderei in una scuola speciale con insegnanti specializzati in grado di comprendere perché il bambino si prende a pugni o batte la testa».

GENITORI DELUSI - Laura e Monica non sono due voci fuori dal coro, ma l’espressione di un disagio sempre più diffuso tra i genitori, delusi da una scuola che non riesce ad accogliere i loro bambini «speciali», perché mancano gli strumenti per farlo. Classi sovraffollate, docenti di sostegno precari che lavorano a incarico passando da una scuola all’altra, scarsa formazione degli insegnanti curricolari sull’integrazione, barriere ancora non rimosse nonostante la preiscrizione avvenga 6-7 mesi prima dell’inizio dell’anno scolastico. E poi, negli ultimi mesi battaglie a colpi di carta bollata e raccomandate, con ricorsi ai tribunali regionali amministrativi per ottenere le ore di sostegno tagliate. Così i genitori si convincono che i loro figli potrebbero stare meglio in strutture specializzate e, forse, è arrivato il momento di abbandonare la «scuola di tutti». Eppure sull’inclusione scolastica il nostro Paese è tra i più avanzati al mondo. Da oltre 30 anni ha tracciato la strada verso l’integrazione, superando con leggi ad hoc il modello delle scuole speciali, anche se il testo unico del ‘94 non le ha abolite.

A VOLTE RITORNANO - Una decina di anni fa le frequentavano circa 5 mila alunni. Oggi ce ne sono ancora, anche se non si sa quante siano. Manca un censimento aggiornato perché - dicono al Ministero dell’Istruzione – ormai sono in via di estinzione. Alcune hanno cambiato denominazione, come le scuole per sordi. La principale, per esempio, si chiama Istituto di istruzione specializzata per sordi (Isiss) e riunisce più istituti di istruzione statali: dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado. È a Roma, Padova, Torino e accoglie circa 500 alunni in 55 classi. Spiega il dirigente scolastico Francesco Di Tullio: «In ogni classe ci sono massimo 8 alunni, tutti sordi. È specializzata perché la didattica avviene con metodologie specifiche. Tutte le sedi hanno attrezzature informatiche e multimediali, come per esempio lavagne interattive». Esistono anche «speciali» paritarie, come per esempio la scuola Fortunata Gresner a Verona, gestita dalle suore della compagnia di Maria. Gratuita fino a qualche anno fa, ora si paga una quota annua di 200 euro, per il mancato rinnovo di convenzioni con gli enti locali. È organizzata in classi ordinarie integrate e gruppi-classe di alunni disabili, con una programmazione «su misura» e momenti di integrazione con gli studenti normodotati. La struttura fornisce anche altri servizi, come logopedia, fisioterapia, riabilitazione in acqua, mensa, trasporto, centro estivo ludico con prolungamento dell’anno scolastico al 31 luglio. Altre scuole «speciali» sono diffuse a macchia di leopardo in tutta Italia.

AMBIENTE «NORMALE» O «PROTETTO»? - «Se prima erano un’esigua minoranza, oggi si stanno di nuovo diffondendo perché i genitori non trovano nella scuola risposte adeguate per i loro figli - dice Salvatore Nocera, vicepresidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) - . Pensano, infatti, che possano essere meno discriminati e meglio seguiti in scuole speciali». Insomma, più protetti. Eppure si scelse l’integrazione perché si preferì inserire i ragazzi disabili in un ambiente normale piuttosto che protetto. Una scelta all’avanguardia e vincente, a dire degli esperti. Spiega Renzo Vianello, docente di psicologia dello sviluppo e disabilità cognitive all’università di Padova e presidente del Cnis (Coordinamento nazionale degli insegnanti specializzati): «È vero che nel nostro Paese ci sono molti problemi, ma i genitori farebbero un errore gravissimo a mandare i loro figli alle «speciali». Decenni di studi dimostrano che la variabile «vivere nella normalità» compensa questi difetti rispetto all’alternativa «ambiente protetto» delle scuole speciali. Abbiamo constatato, infatti, che i ragazzi con sindrome Down inseriti in classi normali presentano un quoziente intellettivo superiore ai coetanei di altri Paesi che frequentano invece scuole speciali –continua l’esperto - . La presenza in classe di ragazzi normodotati aiuta a sviluppare l’intelligenza ma ha anche un effetto «surplus» sull’età mentale, ovvero, rispetto a quello che predicono i test di intelligenza, sono migliori sia le prestazioni scolastiche sia le capacità di adattamento nella vita».

PROBLEMA DI COSTI? - Aggiunge Raffaele Iosa, ispettore scolastico in Emilia Romagna: «In Germania dove i ragazzi down, inseriti nelle scuole speciali, hanno un quoziente intellettivo inferiore del 30% rispetto ai coetanei italiani, si spende comunque il doppio rispetto al nostro Paese». Già, i costi: stanno davvero condizionando l’istruzione italiana, mettendo a rischio anche l’integrazione scolastica? «Di sicuro il mondo della scuola sta vivendo una fase di sofferenza e le famiglie ne risentono – dice Beniamino Lami della Cgil scuola - . Diminuiscono insegnanti, compresenza, tempo scuola, mentre aumentano in aula sia gli alunni normodotati che quelli disabili. Ma il ritorno alle scuole speciali sarebbe un rimedio peggiore del male».

AULE SOVRAFFOLLATE E CLASSI «H» – L’attuale normativa prevede che in una classe con 20- 25 alunni possa essere inserito un solo studente disabile, se invece ci sono due alunni disabili la classe deve essere composta da meno di 20 ragazzi. «Nessuna classe che accoglie alunni disabili sarà costituita da più di 20 alunni e non sarà diminuito il numero degli insegnanti di sostegno», ribadiva una nota diramata l’anno scorso dal Ministero della pubblica istruzione. «Di fatto, però, non è stato così – ribatte Nocera -. Le classi sovraffollate sono un po’ dappertutto. Secondo gli stessi dati del Ministero, aggiornati allo scorso gennaio, sono ben 5500 le classi in cui sono presenti più di 2 alunni disabili». «In Campania, secondo un monitoraggio dell’assessorato all’istruzione, ci sono oltre 950 classi composte da tre o più alunni disabili e da oltre 30 alunni normodotati - aggiunge Antonio Nocchetti, presidente di Tuttiascuola, associazione che raggruppa genitori di ragazzi disabili - .La situazione prefigura il ritorno alle classi differenziali». Già agli inizi dell’anno scolastico la Fish aveva denunciato la presenza in diverse scuole italiane di 5-6 bambini disabili concentrati in una sola classe. Significa che «gli insegnanti difficilmente possono occuparsi degli alunni con disabilità per cui i genitori chiedono più ore di sostegno - fa notare Nocera -. Ma, d’altro canto, anche un eccesso di ore sarebbe contrario all’integrazione».

FORMAZIONE CARENTE - Il bambino disabile, infatti, va preso in carico da tutto il team scolastico, come prevedono anche le linee guida ministeriali. Ma la formazione sulle tematiche della disabilità spesso è carente: riguarda appena il 30% dei dirigenti scolastici e degli insegnanti curricolari, secondo dati 2006 dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). «Non c’è nessun obbligo, così capita che docenti impreparati sull’integrazione scaricano i problemi sui colleghi di sostegno. E, se questi mancano o continuano a cambiare, i genitori giustamente sono disperati – dice Paolo Fasce, insegnante di sostegno e rappresentante del comitato precari liguri della scuola - . La scarsa continuità didattica, però, pesa maggiormente proprio sui bambini più fragili».

SOSTEGNO DIMEZZATO – Altra nota dolente: le ore di sostegno dimezzate. I genitori hanno fatto ricorso ai Tar di tutta Italia, ottenendo quasi sempre il ripristino delle ore di sostegno. Dice Marisa Melis del forum nazionale «Genitori tosti in tutti i posti»: «Mia figlia aveva avuto 9 ore di sostegno invece delle 18 dell’anno scorso. Ho fatto ricorso al Tar e ho vinto. Purtroppo, a volte devi scontrarti con dirigenti scolastici che non conoscono la normativa o non vogliono applicarla. Per esempio, l’assistente all’igiene personale manca quasi dappertutto. Chi accompagna il bambino al bagno? Per i collaboratori scolastici erano previsti dei corsi di formazione; non essendo obbligatori, li hanno fatti in pochi».

SENTENZA DELLA CORTE IN GAZZETTA – A ribadire il diritto allo studio degli alunni disabili è intervenuta anche la Corte Costituzionale. In una recente sentenza, la n. 80 del 26 febbraio, ha dichiarato illegittimi sia il limite massimo fissato per i posti di insegnante di sostegno sia il divieto di assumerli a tempo determinato, in deroga al rapporto tra docenti e studenti stabilito dalla normativa, nel caso in cui ci siano studenti disabili gravi in classe. La sentenza è stata pubblicata il 3 marzo in Gazzetta Ufficiale «La Corte riafferma che non ci sono bilanci che tengano in presenza di un diritto costituzionale garantito, qual è quello allo studio – commenta Nocera -. Qualcosa dovrà cambiare, se non ora, almeno col nuovo anno scolastico».

fonte: corriere.it
articolo di Maria Giovanna Faiella